Sul viale dei ricordi con Beverly Hills e la disforia

Da adolescente avevo repulsione dei negozi di abbigliamento, di tutti quei luoghi in cui avrei trovato oggetti che mi avrebbero reso più “femminile”.

Col tempo ho capito qualcosa in più di me e ho imparato ad accettare una disforia di genere che ha sempre fatto capolino e che non ha sempre avuto la meglio.

Oggi convivo con il mio aspetto, il mio corpo e il mio orientamento.

Sto guardando le puntate di Beverly Hills 90210 perché c’è chi lo ha lodato come un fantastico telefilm per i teenager degli anni ’90 e io ero troppo piccola per seguirlo con affetto durante la messa in onda in prima visione.

Con i teen drama non ho mai avuto una relazione perfetta, specie quando questi raccontassero storie di ragazze adolescenti costantemente interessate a vestiti, ragazzi e feste.
Dawson’s Creek e le sue ragazze meno avvenenti mi piacque tanto e Veronica Mars mi ha fatta innamorare perdutamente: in entrambi, le protagoniste femminili non davano eccessivamente spazio a ciò che per me era superficiale.

Vedendo oggi le puntate di Beverly, però, ho un piacere e una serenità nuove, un disagio meno forte di prima e mi sono chiesta il perché.

Brenda, Kelly e Donna sono ostinatamente attente a piacere ai ragazzi, ai compagni di scuola, a scegliere gli abiti alla moda, a partecipare alle occasioni più importanti per la cerchia e da ragazzina mi distinguevo con snobismo dai suddetti ideali.
Ero aggressiva nei confronti di chi mi inserisse in quello spazio, quella scatola con fiocchetti rosa e glitter, volevo arrivare a questo punto prima di appoggiare quelle storie, farle mie e apprezzarle coinvolta.

Vedo Brenda discutere con i genitori per ottenere il permesso di stare fuori una notte, uscire con Dylan, partecipare all’ultima festa organizzata nella villa in piscina dove forse saranno serviti alcoolici e la ammiro.
L’ammirazione arriva subito dopo la repulsione, quasi sempre, quando ci si rilassa e si capisce quale sia il proprio posto.

Mi piace l’idea che, a sedici anni, ci si guardi intorno per capire come funzioni la società e provare a farne parte e mi dispiace non averlo fatto all’epoca dei miei sedici.
Mi piace l’idea che un adolescente non si senta tanto piccolo al cospetto di realtà che tutti dipingono irraggiungibili.
Mi piacciono le persone che capiscono cosa desiderano per se stesse e iniziano subito a muoversi per raggiungere i loro obbiettivi.

Sono tutte cose che non ho fatto io, prima, e ho sempre sentito la necessità di correre tanto forte per recuperare quel tempo in cui mi sentivo a disagio con il mio aspetto, con il mio genere femminile e con quello che ci si aspettava da me.

Gli altri telefilm che ho amato non mi hanno spinta prima alla stessa riflessione perché evitavano l’argomento e non mi obbligavano a pensarci sopra.

Sono meno adirata con le immagini femminili proposte dagli show, adesso, mi inteneriscono anche un po’.
Sono state guerriere – a volte goffe e ingenue – e ci hanno suggerito di osare e avere fiducia in noi, fin anche rendendoci ridicole, sottolineando sempre di vivere e pretendere il nostro spazio.

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