Podcast 60/60 | Puntata #02

Traccia
Il lavoro tra sicurezza e produttività.

Svolgimento

Quando ho affrontato la maturità, non avevo lavorato un solo giorno.

Difficile conoscere l’argomento e sentire abbastanza vicino il tema della sicurezza.

Nei 15 anni che sono passati da quel giorno, ho fronteggiato colloqui, ricerche, trasferimenti, assunzioni, firmato contratti a tempo indeterminato e scoperto, fin troppo in ritardo, cosa significhi conoscere i propri diritti in tema di sicurezza sul lavoro.

Fin troppo in ritardo, dato che, prima di frequentare il corso di sicurezza 81/08 ho lavorato per circa nove anni reggendomi solo su norme di buonsenso e istinto.

Devono adeguarsi al D.Lgs. 81/08 tutte le aziende, a prescindere dal tipo di ragione sociale, dal settore di attività di appartenenza e dalla tipologia del rischio. Il decreto legislativo è stato emanato in attuazione dell’articolo 1 della Legge 3 agosto 2007, n. 123, e ha riformato, riunito e armonizzato, abrogandole, le disposizioni dettate da numerose precedenti normative in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro succedutesi nell’arco di quasi sessant’anni.

Inoltre è stato integrato e modificato dal Decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106 e da successivi ulteriori decreti.

Il testo unico sulla sicurezza si compone di 312 articoli ed è diviso il 13 titoli, uno dei quali è il 10-bis, che comprende 6 articoli aggiunti in seguito al decreto legge 19, del 19 febbraio 2014.

I 13 titoli che lo compongono illustrano, nel dettaglio, chi siano i soggetti responsabili, quali siano le misure gestionali e gli adeguamenti tecnici per ridurre i rischi lavorativi indicando quali siano le sanzioni in caso di inadempienza.

Qualsiasi azienda deve redarre il documento di valutazione dei rischi – o DVR – che consiste in una mappatura dei rischi presenti nella sede di lavoro, l’illustrazione delle procedure necessarie per l’attuazione di misure di prevenzione e protezione e l’indicazione dell’RSPP, ovvero il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Ogni azienda ha l’obbligo e il dovere di formare il proprio personale in termini di sicurezza e fornire i dispositivi di protezione individuale.

È la realtà?

Non avevo frequentato un corso sulla legge 81 fino a pochi mesi fa, non adoperavo dispositivi di sicurezza e non ero stata messa in condizione di conoscere diritti e doveri in materia.

Ore di pausa obbligatorie tra un turno e l’altro, limiti di peso da sollevare, limiti degli straordinari, informazioni sui materiali che si maneggiano.

La sicurezza sul lavoro si basa, soprattutto, su consapevolezza e tutele.

Sapere di avere un modo per proteggersi e avere quelle informazioni dal proprio datore di lavoro è lo scambio di un voto di fedeltà e collaborazione.

Tra le informazioni ascoltate nel corso di sicurezza, ho registrato un dato che credo abbia bisogno di attenzione a parte.

È stato riscontrato che il lavoratore non standard operi in condizioni di minor tutela, richiedendo quindi un maggiore e diversa attenzione alla sua sicurezza sul lavoro.

Il lavoratore non standard è individuato dall’International Labor Organization come colui che vive situazioni incerte nella durata dell’impiego, disoccupazione mascherata, rapporti di lavoro ambigui, mancanza di accesso alla protezione sociale, privazione dei benefici, stipendi scarsi, ostacoli pratici e legali nell’accesso al sindacato, assenza di potere contrattuale.

Il lavoratore non standard è colui che ha un contratto a tempo determinato, a intermittenza, a chiamata, a progetto, co. co. Pro., e la sua integrazione sociale in azienda è incerta, così come l’accesso ai protocolli del sistema di sicurezza, se non si tengono in considerazione orari prolungati, frazionati, a turni, ritmi incessanti, fiato sul collo di superiori e personale consolidato.

Tra i problemi di salute correlati al lavoro precario sono stati individuati disturbi mentali, del sonno, dell’alimentazione; inoltre, appartengono a questa categoria, i lavoratori sui quali l’incidenza di infortuni è più alta.

Possiamo trovare una correlazione tra posizione lavorativa e atteggiamento vigile e conoscenza dei comportamenti corretti da assumere in caso di emergenza?

Dal 2011 ho un contratto a tempo indeterminato e, a parte l’assenza per una degenza in ospedale e alcune sporadiche occasioni in cui non sono stata tanto bene, sono testimone diretta del fatto che quando si lavora sempre, è come se cadere vittima di un incidente e provocarsi un infortunio sia una pausa che non possiamo concederci.

Sarà un caso, il mio, ma sembra che produttività e sicurezza possano ritenersi davvero collegate da una condizione lavorativa sicura e continuativa.

Credit
Music from https://filmmusic.io
“Funky Chunk” by Kevin MacLeod (https://incompetech.com)
Licence: CC BY (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
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