Podcast 60/60 – Puntata #01

60 sessantesimi.
Fino al 1997, il voto massimo di maturità cui si potesse aspirare.
Dall’anno successivo, benvenuti centesimi.

Ogni anno, fino al giorno della prima prova d’esame, le speculazioni sulle tracce si sprecano.
Le certezze di tutti, tutte le volte: costituzione, Montale, il viaggio e l’amore.

È una storia che si ripete sin dalla barbabietola da zucchero e i vassalli, i valvassini e i valvassori.

Sotto il caldo di giugno, a cavallo dell’esame di maturità del 2019, sviluppo 5 tracce proposte durante le prove d’italiano degli ultimi vent’anni.

Traccia Scelta

«Si dice da parte di alcuni esperti che la forza delle immagini attraverso cui viene oggi veicolata gran parte delle informazioni, rischia, a causa dell’impatto immediato e prevalentemente emozionale, tipico del messaggio visivo, di prendere il sopravvento sul contenuto concettuale del messaggio stesso e sulla riflessio-ne critica del destinatario. Ma si dice anche, da parte opposta, che è proprio la immagine a favorire varie forme di apprendimento, rendendone più efficaci e duraturi i risultati. Discuti criticamente i due aspetti della questione proposta, avanzando le tue personali considerazioni.»

Svolgimento

Quel che si può imparare ai tempi di Instagram, non è solo il significato dei concetti come influecer, like, engagement.

Il social delle foto può aiutare ad avvicinare ogni singolo individuo al concetto del messaggio veicolato da immagini.

Scorrendo il feed, ci soffermiamo più sulle foto o sulle caption?

Qualcuno le legge mai, le didascalie?

Forse, nei primi anni di vita del social era certamente pù importante distinguersi con immagini d’impatto, colorate, spettacolari, e saper scegliere gli hashtag.

Attualmente le cose sono cambiate: le foto devono sempre essere ben fatte, ma la descrizione sottostante è parte integrante del post e spesso contiene un messaggio collegato al soggetto fotografato, ma… i più coraggiosi hanno imparato a sfruttare immagine e testo creando una combo complementare, senza che i due elementi siano però sovrapponibili.

Non sono uno sinonimo dell’altro.

Singolarmente, la foto comunica il suo messaggio.

Fatto di sensazioni, rievocante colori, passato, esperienze avute; e la si prende per quella che è: potrebbe piacerci perché ci ricorda qualcosa, ci fa tornare in mente un proposito che avevamo accantonato o ci mostra un luogo che entra nella wishlist delle nostre future vacanze.

Sotto di lei, una cascata di parole che parlano dell’autore di quella pubblicazione.

Quelle parole, magari, non si avvicinano per niente all’emozione che abbiamo vissuto vedendo la foto.

Il miglior comunicatore sa trasformare la nostra sensazione nella sua, e poi, ancora, la sua nella nostra.

In questo processo, cosa saremo capaci di portare con noi? Cosa ci rimarrà più impresso e ricorderemo a lungo?

Quale delle due componenti è più importante?

Quale è dannosa e preponderante rispetto all’altra?

La lezione che possiamo imparare dai social – e dalle risposte che sapremo dare, personalmente, ad ogni domanda – è che ogni mezzo merita l’utilizzo di un linguaggio diverso per esprimere, però, lo stesso messaggio.

Oggi, le caption delle foto di Instagram calamitano l’attenzione quanto l’immagine che accompagnano e sono la pennellata di colore finale che, dopo lette, sa convincere del fatto che, senza di esse, quelle immagini non avrebbero avuto lo stesso significato.

Disclaimer

Music from https://filmmusic.io
“Funky Chunk” by Kevin MacLeod (https://incompetech.com)
Licence: CC BY (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)

Articolo letto 27 volte