Overdose d’amore

Mi capita spesso di esagerare, dando amore; vado in overdose e la cosa assume contorni poco gradevoli.

Momenti in cui la tristezza generata dal sapere un caro non stare benissimo prende il sopravvento e mi avvelena il sangue.

Poi la testa, poi il cuore.

Alla fine del percorso infernale – che sa durare anche pochissimo – ho il veleno dentro e mi sento deumanizzata fino a che mi imbatto in un’occasione dove essere amorevole sarebbe proprio il caso e invece non riesco ad esserlo.

Mi è capitato due volte, di recente, di sentirmi in colpa perché ho desiderato essere da sola con il mio dolore, o semplicemente nella mia fase di decompressione e ripresa da quel momento.

Quando stavo con persone che non volevo accanto per vari motivi, non riuscivo a riconoscere questa dinamica e combatterla, annientandola senza darmi addosso.

Ho capito questa nuova cosa di me.

Ci ho guadagnato, oltre il resto, che so di aver diritto a quella solitudine post stress e, soprattutto, che per un singolo momento in cui voglio stare per conto mio non sono obbligata a rinunciare a preziose compagnie per tutta la vita.

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