Occidentali’s Karma vince Sanremo 2017

Francesco Gabbani, vincitore delle nuove proposte 2016 a Sanremo, partecipa tra i big l’anno successivo e vince il concorso, con Occidentali’s Karma.

È passato più di un mese – lo san già tutti – ma prendetela nel verso giusto: non sono una di quelle che fanno spoiler!

L’assurdità è che io ritenga giusto che a vincere il Festival della canzone italiana sia un tripudio di frasi fatte e cliché messi in rima, assonanza e incastonate in metrica.

Un concorso canoro che ha premiato Uomini soli, Per ElisaSi può dare di più, Storie di tutti i giorni; ma anche Fiumi di Parole, Portami a ballare, PasseràStai con me (Forever).

Belle canzoni insieme a tremende cantilene del tutto rimosse dalla memoria popolare (che sconfissero certi quinti/secondi/NON CLASSIFICATI memorabilissimi).

Perché la scimmia nuda di Gabbani non mi fa imbestialire?

Ricordo l’anno di Salirò, era il 2002, Daniele Silvestri si presentò al Festival con una canzone che a me non stette mai simpatica e la vittoria andò ai Matia Bazar, con Messaggio d’amore, ma io ero totalmente persa per Primavera a Sarajevo e Tracce di te.

Silvestri conquisto il quattordicesimo posto e la sua canzone dominò le radio nei successivi mesi, sino a diventare tormentone estivo.
La spinta della casa discografica e l’apprezzamento del popolo non sono indice di qualità – sfatiamo subito questo mito e mettiamo le cose in chiaro: non amo le bandwagon, nulla è bello/brutto/giusto/sbagliato solo perché in tanti sostengono lo sia – ma quell’episodio fu punto di partenza per una riflessione che oggi riesce a trovare soluzione e corrispondenza nel fenomeno Gabbani.

Una canzone che vince un concorso ma non rimane incisa nella memoria popolare, è giusto spodesti pezzi che ancora oggi cantiamo (e non solo perché le case discografiche hanno gonfiato il loro momento post-sanremese)?

Quando sentivo suonare Salirò in ogni luogo e in ogni lago (aaa proposito!), mi immobilizzava un brivido di disagio e pensavo “voglio proprio vedere se, dopo questa pressata violenta, la gente ricorderà un pezzo talmente stupido”.
Non proprio scolpito sul marmo, però la gente lo ricorda eccome. Io ero semplicemente triste per i miei Enrichetto Ruggeri e Checchino Renga.

Era solo l’ennesimo caso di canzone snobbata che ribalta totalmente gli schemi (rileggi non classificati memorabilissimi) , non dimostrando per forza che l’Italia preferisca ascoltare pezzi leggeri in radio, piuttosto lasciando intravedere la voglia di non prendersi sul serio e la capacità di spogliarsi di austerità e cantare una canzone allegra e vagamente no sense.

La vincitrice è dovuta essere, a lungo, una canzone seria e ammantata di regalità, portata da artisti affermati, tutti d’un pezzo; poco importava se questo fosse solo uno schema datato, del tutto non corrispondente al riflesso dei gusti popolari.
Impossibile capire in anticipo se una canzone avrebbe fatto successo, sarebbe passata alla radio e incontrato il gusto degli ascoltatori e troppo facile, ora, fare un sunto del passato e scoprire che si è ripetuto spesso lo stesso schema.

Oggi hanno deciso di cambiare qualcosa, a quanto pare.

Occidentali’s Karma ci viene presentata dal cantante accompagnato da una scimmia posticcia che balla con lui una coreografia rimembrante un mix di Asereje e la Macarena.

La dose di trash è stata massiccia, tutta in una volta sola, che emozione!
Sentir parlare tutti della scimmia che balla e pensare “anche quest’anno guardo Sanremo l’anno prossimo“.
Non ero fiduciosa, lo ammetto, credevo non fossimo ancora pronti per veder vincere un cantante che ha fatto parlare di sé perché ha portato un pezzo provocatorio, ironico nei confronti della sua stessa generazione e di quella cui si rivolge, il suo stesso target.

Geniale, quasi quanto Signor Tenente, arrivata seconda al festival del 1994 solo perché all’inizio di ogni strofa compariva la parola Minchia (o perché Alejandro Baldi meritava davvero di passargli davanti?).

Ho lasciato che tutti chiacchierassero questo ‘simil Marco Columbro’, dopo un po’ mi è capitata la canzone tra le grinfie: stavo guidando, non potevo allontanarmi dall’autoradio, ho ascoltato.

Quella diavoleria di Occidentali’s Karma mette allegria – santo cielo.

   

Sorriso, occhio lucido, sguardo diretto, giacca a fiori e camicia e cravatta eleganti che ci stanno come il cacio sui maccheroni.
Il classico tipino da Festivalbar – e credo sia sottinteso lo standard e l’era geologica di cui sto parlando – ha vinto Sanremo, un piccolo passo per un uomo e un grande passo per l’umanità.

Abbiamo smesso di prenderci tanto sul serio, finalmente.

Siam riusciti a prevedere che un pezzo del genere avrebbe accalappiato e risollevato l’umore di un popolo mutilato da imbrogli, corruzione politica, scarsa fiducia nelle autorità e lacerato nel suo orgoglio.
Anziché scegliere chi sarebbe stato bello vedere in vetta, è stato incoronato il preferito del popolo che – bando allo snobismo – parla di noi, dei nostri peggiori difetti.

Ossessionati dai selfie, drogati di internet, fissati con i social network.

Ho trovato epica la sua vittoria, l’entusiasmo che ha potuto sprigionare dentro quei pantaloni a puntini.

Poi avrei premiato Ermal Meta, però.

fonte GIF: 1, 2, 3, 4.

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