Libera professione?

Quanto è condivisibile l’idea che “lavorare” come dipendente sia meglio che operare come liberi professionisti?
“Conosco” alcune persone che vendono le loro prestazioni da freelance e, a volte, mi fermo a pensare che sarebbe decisamente meglio, per me, fare lo stesso.
Dare una svolta alla mia vita e mettermi in proprio.

Ci sarebbero diverse attività alle quali potrei dedicarmi, ma ho sempre creduto che, per scegliere quella giusta dovrei conoscere con precisione il rapporto tra offerta e domanda: chi ha bisogno del mio servizio?
E poi, è una leggenda il fatto che aprire una partita IVA non sia l’ideale, di questi tempi.
Quante tasse paga un libero professionista?
Quanto, del suo guadagno, deve essere versato in IRPEF?
Come funziona il pagamento dei contributi?

È vero che le aziende individuali e le grandi compagnie sono trattate diversamente e, per i piccoli imprenditori non è facile iniziare un’attività partendo con un gruzzolo modesto?

Sarebbe un sogno vivere in un paese che non costringa a farsi mille domande prima di scegliere la strada dell’indipendenza.

Ma… se fosse un errore, avere tutte queste paure?

Come fossi per la prima volta davanti alla mia immagine allo specchio, oggi mi sono chiesta se tutti i pregiudizi sulla libera impresa corrispondano alla realtà.
Nonostante i “non sono tempi per la partita IVA” vedo tanti giovani svolgere libere professioni e, a parte i vari alti e bassi che vivo anche io da dipendente, li vedo andare avanti, li vedo farcela.
Con sacrificio, cura e costanza, si può essere autosufficienti anche non scegliendo la strada dell’indipendenza?

Ne parlano in pochi, manca una cultura diffusa di certe tematiche e i commercialisti non operano, ovviamente, anche attività di informazione per chi volesse saperne di più.

È giusto essere contro, a priori, nei confronti della libera professione o sono timori inutili dovuti ad un’ignoranza troppo diffusa?

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