L’angolo

Fatico a credere che chiunque svolga l’attività della sua vita.
Spesso, quel che “facciamo” è un incrocio tra quel che ci è capitato e ciò che abbiamo preferito, fra le varie cose.
Si parla spesso di “amare quel che si ha/fa” più che “fare ciò che si ama”.
Sono concetti diametralmente opposti e avvolti da tante ampie riflessioni.

Se non si giunge al grande traguardo dell’amare quel che si fa, se non si combatte in tempo perché succeda, cosa avviene dopo?
Cosa ci ritroviamo nelle mani?
Siamo condannati a non farcela mai più?
Chi ci riesce è, semplicemente, più fortunato?

La pensavo così, un tempo, oggi credo che la fortuna sia più legata al capire presto quali siano i nostri desideri veri.
Chi ha un fortissimo obbiettivo – uno speciale, specifico, chiaro – “da sempre” deve comunque fare gavetta, scalare fino alla vetta, e sarà difficile, ma è un punto di partenza.

Chi ha tanti interessi – troppi? – perde i suoi anni in tanti movimenti, tante avanzate e dietro front, tentativi, strade, vicoli, e si ritrova a non tenere in mano nulla, alla fine della corsa.
Non del percorso.
È quel che c’è di buono, in tutto questo.
Di strada ce n’è ancora da percorrere, ma col fiatone degli anni che sono avanzati, combattere come i ventenni non è più tanto facile.

Ed eccolo lì, l’angolo.
L’angolino nel quale ci si ritrova mentre si sono percorsi troppi viali senza averli conclusi.

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