Il medico bello e il dovere sociale dell’iformazione

Sette anni fa scrissi riguardo la bellezza degli uomini.
In parte, quel che penso in merito è lo stesso, ma oggi non mi concentrerei su certe argomentazioni.

Mi ritorna in mente quel post perché ultimamente sta circolando una campagna pubblicitaria che ruota attorno alla bellezza di un professionista – un medico – che ha scelto la strada dell’avvenenza per promuovere il suo operato.
Il dottore appare sulle bacheche di facebook ad ogni ora, ritratto in posa perfetta nel suo camice bianco, accompagnando post di “testate” online e pagine promuoventi il suo ingresso in un nuovo team di lavoro.

Lo ammetto, non mi sono informata a puntino su di lui.
Ogni cosa può essere letta in modo più profondo e, se questo concetto non mi rappresenta, non mi piace avvicinarmi troppo neanche al suo rappresentante più superficiale.
Per fare un esempio più pratico: il trattamento negativo riservato a tanti lavoratori è un tema che mi tocca da vicino e, quando si scherza in modo pecoreccio sulla scarsa voglia di lavorare di domenica, non entro nel dibattito perché so che l’ironia è un gran modo di stemperare la tensione, ma quel che c’è dietro l’argomento, in me, non suscita risate e non sarei capace di riderci su.
Temo sempre di addentrarmi nel contesto sbagliato che, pur non volendo, rischia di incasellarmi tra quelle persone che vogliono svalutare i diritti degli altri.
Non sono uno stinco di santo, quindi non voglio schierarmi con forti affermazioni quasi mai.

Arrivando al dottore, cosa mi sembrerebbe di fare se giocassi con la foto del suddetto e la postassi su qualche social, semplicemente dicendo “in effetti, sento un gran male alle articolazioni” come hanno fatto in tante?

Sentirei di svilire una figura professionale che, seppur abbia scelto probabilmente in piena autonomia e consapevolezza di apparire in una campagna pubblicitaria improntata principalmente suo bell’aspetto, merita attenzione diversa.

Qualche capodanno fa, tutti davanti alla tv puntata su uno show in cui si festeggiava l’arrivo del nuovo anno, si discusse in famiglia la questione della consapevolezza dell’utilizzo del proprio corpo per “fare carriera”.
Sostenevo che la scelta registica di inquadrare ogni trenta secondi il fondoschiena di una ballerina fosse fastidioso, c’è chi mi ha risposto che “lei ha scelto di essere lì ed essere inquadrata precise volte in precise pose”.
Probabilmente vero, il che non rendeva lo show più alto e giustificato a mostrare certe immagini.

In quel momento ho pensato a quanto quella ragazza credesse fosse OK muoversi in un certo modo, apparire senza dire nulla e senza poter essere apprezzata per altri motivi che non riguardassero la sua forma fisica, l’apparente capacità di divertirsi ed essere in forma.
Molti utilizzano carte simili per avere un trampolino e ottenere visibilità e attenzione maggiori in seguito, il che spiega in parte perché si scelgano certi percorsi.
Se, per arrivare alla gioia infinita, devo attraversare esclusivamente la palude, basta travestirmi per evitare la melma e sperare di sopravvivere fino a che non concluda l’attraversamento, per poi ritornare me stess*.
Sarà facile, però, smettere i panni che mi hanno res* forte fino alla fine dell’attraversamento?

Quando conosciamo una persona che ci attrae e vorremo attirare la sua attenzione non è molto indicato fingere di essere come non siamo per conquistare la sua amicizia e, solo allora, ritornare in noi stessi sperando che la relazione non subisca mutamenti.
Abbiamo conquistato gli altri per le caratteristiche che abbiamo mostrato loro, di quelle si ricorderanno e a quelle si sentiranno legati, più che a ciò che dichiariamo di essere davvero.
Come biasimarli?

Chiunque può fare passi indietro, se si sconfina nell’incivile, ma rimanendo in un semplice piano relazionale è di certo corretto porsi con onestà e trasparenza agli occhi degli altri, non svilendoci noi per primi.

L’ho imparato al lavoro: barattavo la mia vita con i soldi, sgobbavo per giornate intere in cambio di un aumento di stipendio che, a conti fatti, non equivaleva alla vita che stavo perdendo.
Ci sono cose che, per l’immenso valore che hanno, non possono essere misurate in alcun modo e, quindi, non possono essere scambiate con niente perché si va in perdita, sempre.
Sono tornata indietro perché, pur avendo scelto con presunta consavevolezza di rendermi disponibile, quando ho guardato meglio dove mi stavo cacciando, ho reputato più salutare fare dei passi indietro.
Costasse quel che costasse.

Un medico che vuole convincere potenziali pazienti, in modo simile, a rivolgersi al team del quale ha iniziato a fare parte potrà certamente ottenere attenzioni, ma quante volte verrà preso sul serio contro quelle in cui si sarà spettatore di una battuta sul fatto che valga e tutte lo vogliano perché figo?
Sarà un piacere per il suo ego, una salita vertiginosa, un viaggio stellare che, quando smetterà di verificarsi  – perché non sarà più perfetto, col tempo, o perché arriverà uno più attraente e ancora poco chiacchierato – corrisponderà con un risvolto della medaglia che sarà da digerire esattamente come si è digerito quello migliore.

Rimarranno solo le persone che lo avranno scelto per qualche particolarità della sua professionalità, perché lo vogliono al di là della bellezza che passa e delle mode che fanno capriole ogni giorno e, certamente, avrebbe raggiunto quei pazienti solo con il classico passaparola anche se non avesse attirato a se una gran nuvola di persone in un determinato momento tutte insieme.

Postare su facebook un link riguardante l’argomento mi farebbe sentire carica di un fardello del genere, non riesco proprio a parlarne con leggerezza e cazzoneria.
Anche se lo fanno in tante e tutte le volte che mi capitano post sulla questione, mi limito a sorridere e arrivederci.

Non mi piace, invece, quando sono testate online – registrate o wannabe – a dedicargli le loro pagine.

Il dovere sociale che ha un singolo sulla sua bacheca è discutibile, ma quello che hanno delle figure presumibilmente importanti come i giornali e le loro redazioni non lo è.

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